Questi segnali ti appartengono?
Se almeno uno di questi rispecchia qualcosa che senti, potresti trovarti in un'area relazionale che merita attenzione e comprensione.
Ti senti indispensabile solo quando risolvi un problema per lui
Hai paura che, se stesse meglio, non avrebbe più bisogno di te
Metti le sue crisi prima delle tue esigenze, quasi automaticamente
Fai fatica a chiedere aiuto per te, ma lo offri sempre per primo agli altri
Il concetto nasce nello studio delle famiglie con dipendenze, non a caso
Il termine codipendenza nasce negli anni '60, nello studio clinico delle famiglie in cui una persona conviveva con una dipendenza da alcol o sostanze. Descriveva chi, accanto a quella dipendenza, sviluppava un proprio pattern altrettanto rigido: prendersi cura, coprire, giustificare, risolvere al posto dell'altro.
Nel tempo il concetto si è allargato: oggi si parla di codipendenza affettiva anche fuori dal contesto delle dipendenze da sostanze, per descrivere relazioni in cui una persona lega la propria identità e il proprio valore al prendersi cura del partner, spesso percepito come fragile, in difficoltà, bisognoso di essere salvato. Non è generosità nel senso comune del termine. È un pattern specifico, in cui il bisogno di essere necessari diventa più forte del bisogno di essere semplicemente amati per quello che si è.
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“Non lo ami nonostante i suoi problemi. Una parte di te lo ama anche un po' per quelli.
Therapsys
Cosa non aiuta, anche se sembra la cosa giusta da fare
Non aiuta continuare a intervenire al posto suo — pagare, coprire, sistemare le conseguenze delle sue scelte — perché ogni intervento conferma, a entrambi, che lui non può farcela da solo e che lei è indispensabile per la sua sopravvivenza. È un equilibrio che sembra amorevole e che in realtà blocca entrambi in un ruolo fisso.
Non aiuta nemmeno sperare che il cambiamento arrivi come conseguenza naturale delle cure ricevute. Il codipendente spesso resta proprio per questa speranza, e insieme teme il cambiamento: se il partner stesse davvero meglio, cosa resterebbe a tenere insieme la relazione?
Non aiuta, infine, leggere ogni richiesta di spazio come un abbandono imminente. La codipendenza affettiva confonde la cura con il controllo del bisogno altrui, e qualunque tentativo dell'altro di reggersi da solo viene vissuto come una minaccia, anche quando è esattamente il segnale che le cose stanno migliorando.
Il lavoro comincia altrove: dal chiedersi cosa si prova quando non c'è nessuno da salvare. Se la risposta è vuoto, o angoscia, la codipendenza probabilmente non riguarda solo la relazione attuale, ma una convinzione più antica sul proprio valore.
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