Negli anni ho perso il conto di quante volte ho sentito questa frase
Negli anni ho perso il conto di quante volte ho sentito, in stanza, una versione della stessa frase: "Non riesco a smettere di pensare a lui, e non capisco perché mi fa così male se in fondo va tutto bene tra noi". È una frase che confonde chi la dice, perché descrive qualcosa che assomiglia all'amore ma si comporta in modo diverso: più simile a un'ossessione che a un legame.
Si chiama limerenza, un termine coniato dalla psicologa Dorothy Tennov per descrivere uno stato di coinvolgimento emotivo intenso, fatto di pensieri intrusivi, bisogno costante di conferme, e un'idealizzazione dell'altro che rende quasi impossibile vederlo per quello che è davvero.
Chi vive la limerenza controlla il telefono in modo quasi compulsivo, rilegge le stesse conversazioni cercando doppi sensi, costruisce scenari interi a partire da un messaggio letto e non risposto in tempo. Non è debolezza, ed è più diffusa di quanto si pensi: la limerenza può presentarsi sia in relazioni appena iniziate sia, più raramente, dentro storie già consolidate, quando l'incertezza torna improvvisamente al centro.
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“La limerenza non si nutre di vicinanza. Si nutre di incertezza.
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La differenza che nessuno ti spiega tra limerenza e amore maturo
La differenza principale non sta nell'intensità del sentimento, ma in cosa lo alimenta. Nell'amore maturo, il benessere dell'altro conta quanto il proprio, e la presenza della persona amata si aggiunge alla propria vita senza sostituirla: restano gli amici, il lavoro, gli interessi, un senso di sé che non dipende da una risposta arrivata o mancata. Nella limerenza, invece, tutto questo si restringe attorno a un solo centro: l'altro diventa l'unico parametro con cui misurare se una giornata è stata buona o cattiva.
C'è poi un secondo elemento che distingue le due esperienze: l'amore maturo tollera la noia, i silenzi, le fasi piatte di una relazione. La limerenza no: si nutre di alti e bassi, di dubbio, di quella specifica sofferenza che rende ogni piccolo segnale di interesse insopportabilmente prezioso. Non è un caso che tenda a spegnersi proprio quando arriva la certezza reciproca: senza incertezza, il meccanismo che la alimenta si esaurisce da solo.
Riconoscerla non significa svalutare quello che si prova. Significa iniziare a chiedersi se quello che si sta vivendo assomigli di più a un legame che si costruisce insieme, o a un bisogno che si nutre da solo, con o senza la reale partecipazione dell'altro.
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