Cosa succederebbe se il conflitto non riguardasse affatto ciò per cui litigate
Cosa succederebbe se la lite di ieri sera, quella su chi doveva ricordarsi del compleanno di sua madre, non riguardasse affatto il compleanno di sua madre?
Ogni coppia stringe, senza mai negoziarlo ad alta voce, un patto implicito su come dovrebbe funzionare la relazione: chi si occupa di cosa, quanto contatto quotidiano è "normale", cosa significa essere presenti nei momenti difficili dell'altro, quanta iniziativa ci si aspetta senza doverla chiedere. Questo patto non viene mai discusso all'inizio. Nessuno, ai primi appuntamenti, chiede "cosa ti aspetti esattamente da me quando sono stanca e non ho voglia di parlare?". Eppure ognuno arriva alla relazione con una risposta già scritta, imparata guardando i propri genitori, le relazioni precedenti, i bisogni che in passato non sono mai stati detti ad alta voce e che si sono trasformati in aspettative silenziose.
Dentro di te, in un momento come quello di ieri sera, è forse passato un pensiero mai detto ad alta voce: "Pensavo lo sapessi, senza che dovessi chiedertelo." Quel pensiero non riguarda davvero il compleanno di sua madre. Riguarda un'aspettativa che avevi dato per scontata, che l'amore, quello vero, si accorga delle cose senza bisogno di essere avvisato, che non serva chiedere perché chi ti ama dovrebbe già sapere.
È qui che la maggior parte dei conflitti di coppia trova la sua vera origine: non nel contenuto della lite, ma nell'aspettativa non detta che quella lite rivela. Finché l'aspettativa resta invisibile, ogni litigio sullo stesso tema torna identico nella forma, anche se cambia l'oggetto, un compleanno dimenticato oggi, una cena non organizzata domani, un messaggio non mandato quando avevi una giornata pesante.
Capita anche il contrario: un'aspettativa che l'altro porta senza averla mai dichiarata, per esempio che tu segnali sempre per prima quando qualcosa non va, perché nella sua famiglia funzionava così. Tu non lo sai, perché nessuno te l'ha detto. E finché resta non detta, la interpreti come distanza, non come un'aspettativa disattesa.
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Rendere visibile il patto per poterlo rinegoziare
Il lavoro non consiste nell'avere aspettative più basse, né nell'accettare che il partner "non può leggerti nel pensiero" come se fosse una colpa tutta da correggere in te. Consiste nel rendere quel patto implicito qualcosa che si può guardare insieme, invece di scoprirlo un pezzo alla volta, ogni volta dentro un conflitto.
Provare a mettere in parole, fuori da una lite, cosa ci si aspetta davvero, non in astratto ("vorrei più attenzione"), ma in concreto ("vorrei che segnassi in agenda le date importanti della mia famiglia, come faccio io con la tua"), sposta la conversazione da un terreno emotivo scivoloso a uno negoziabile, dove è possibile dire sì, no, o trovare una via di mezzo.
Non tutte le aspettative disattese meritano di essere rinegoziate con l'altro: alcune andrebbero riconosciute come proprie, non imposte come un dovere del partner. Distinguere le due cose da sole è difficile, perché ogni aspettativa sembra ovvia e ragionevole dall'interno, mai negoziabile. Un confronto con un professionista può aiutare a fare questa distinzione con più chiarezza di quanta se ne abbia nel mezzo di una discussione.
E allora la domanda di ieri sera, chi doveva ricordarsi del compleanno di sua madre, resta, in un certo senso, ancora aperta. Ma forse, la prossima volta che tornerà, sotto altre spoglie, sarà più facile riconoscere che non è quella la vera domanda.
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